Sempre più lo sport sociale viene riconosciuto come elemento aggregante e inclusivo per chi ha patologie di tipo psichiatrico. Nella Settimana della salute mentale, in vista della Giornata mondiale del 10 ottobre, la rubrica del Tg2 Medicina33 ha scelto di approfondire questo aspetto parlando di Matti per il calcio, la rassegna nazionale di calcio Uisp che si è svolta dal 24 al 26 settembre a San Benedetto del Tronto. Una troupe del Tg2 si è recata nella località marchigiana, ha seguito gli incontri, ha parlato con i calciatori, persone con disagio mentale ma anche infermieri ed operatori sportivi, dando vita ad un racconto dell’iniziativa Uisp che è confluita nel servizio trasmesso giovedì 8 ottobre. “Anche calciare un pallone può essere divertente, salutare e anche essere una gioiosa terapia”, ha detto la giornalista Laura Berti lanciando il servizio realizzato da Andrea Martino.
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“Un calcio ad un pallone per combattere stigma e pregiudizi legati al disagio mentale. È questo lo spirito di "Matti per il calcio": 11 squadre e, 30 partite di calcio, ma il risultato più importante è un altro. “Ragazzi, ragazze, utenti, operatori, medici, psichiatri, infermieri volontari, insieme per sostenere quello che la Uisp porta avanti ormai da quasi 80 anni, ossia il valore sociale dello sport che si trasforma in cura - ha detto Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, ai microfoni Rai - Lo sport di "Matti per il calcio" talvolta sostituisce anche le medicine: questi ragazzi si prendono cura di sé e degli altri. Il campo diventa uno spazio di autonomia, di socialità. Il valore sociale dello sport, che oggi è anche entrato in Costituzione e che quindi è un bene tutelato dalla Repubblica, ha ancora bisogno di tanti passi in avanti affinché diventi una vera e propria politica pubblica”.
“Intanto si impara l'educazione calcistica e io credo che sia un'educazione di vita - sono le parole di Sergio Aveto, uno degli infermieri che accompagnano i ragazzi in questa avventura - Sono diventati ragazzi che rispettano le regole, che sanno cos'è l'amicizia, che sanno cos'è un rapporto, cosa vuol dire alternarsi nel gioco. Inoltre, riescono a frequentarsi anche fuori dal calcio e questo credo sia il risultato più grande che abbiamo ottenuto in questi anni”.
“Avevamo dei pazienti che erano ingestibili, ingovernabili, oggi sono i miei migliori amici - prosegue Aveto - Ancora stamattina un ragazzo che è con noi da oltre 30 anni mi diceva "Mister, se puoi riesci a farmi fare 2 minuti". Venti anni fa la stessa persona mi metteva le mani addosso. I ragazzi che sono con noi, e ne sono girati parecchi, hanno avuto veramente dei cambiamenti straordinari”.
Gli utenti dei Centri e Dipartimenti di salute mentale spesso, attraverso le attività che vengono portate avanti dai Comitati Uisp, dalle associazioni polisportive, dai centri di salute mentale pubblici, dal mondo della cooperazione sociale, hanno anche l'opportunità di uscire di casa. “Hanno quell'appuntamento fisso settimanale con la partita, con l'allenamento che fa diventare lo sport davvero un momento di autonomia, di sviluppo della persona e di cura del proprio corpo”, ha aggiunto Pesce.
Un elemento valorizzato anche da Federica Terranova, operatrice Uisp Bologna: “Vediamo che uscire dalla routine quotidiana e vivere l'integrazione anche con altri gruppi e altre figure, con cui non interagiscono quotidianamente, aiuta”.